QUANDO E PERCHÉ SI VA DALLO PSICOLOGO

Ricordi e frammenti di una possibile autobiografia

Prendere un appuntamento è già un passo importante con sé stessi, è già aprirsi alla possibilità che qualcosa di sé sia motivo di interesse, meriti attenzione, probabilmente cura. È già aver posto una questione, con sé stessi, nei termini del vedo o non vedo, dico o non dico, prendo atto o non prendo atto… Si è combattuti dentro, ma nonostante i dubbi e le perplessità si bussa a questa porta, con il nodo in gola.

Prima i tormenti. Qualcosa che, in qualche modo, più o meno consapevolmente, disturbava, feriva. Alcuni li chiamano sintomi, altri usano parole più comuni, come paure, sofferenza. Non si sa da dove iniziare. Sedersi di fronte a qualcuno, che non si conosce, è già fermarsi con se stessi, almeno per un’oretta, in presenza di una persona che partecipa e vigila su questa coraggiosa operazione, che suona bene nei termini del “guardarsi allo specchio”.
In qualche modo si prova ad organizzare un piccolo racconto di sé. È libera la scelta delle parole, dei modi, delle forme, dei tempi. Ad ognuno come gli viene. I racconti sono solo uno dei possibili modi che si hanno a disposizione per portare più in risalto sé stessi, a sé stessi e a chi ci è di fronte. Ma nulla vieta che si possa partire da una canzone o da un film, da un fatto di cronaca o da un ricordo, da un sogno…

I tormenti possono essere spinta e forza che accompagna questo incontro. Ne possono dare un carattere di urgenza, perché c’è una sofferenza particolarmente pungente. Possono essere sullo sfondo, e una favorevole condizione di bonaccia, di calma apparente, ne permette un avvicinamento graduale. Passano tante emozioni, lì per lì, nel mostrare a sé stessi alcune verità, coinvolgendo una persona a cui si affida il delicato compito di essere testimone partecipe e rispettoso, non giudicante. Emozioni che chiamano, a cascata, altre emozioni, magari sepolte e pronte a riemergere dal passato.

Si intravvedono così, un po’ alla volta, le linee di senso che hanno portato ad essere, nonostante tutto, quel che si è. Si comprende che, nonostante tutto, a proprio modo, si è lottato, si è fatto il possibile. Mettendo in parola “cose” che, anche da tanto tempo, si tenevano dentro, che forse si esprimevano nei sintomi Si cerca un significato che possa risultare a sé stessi capace di bonificare inquietudini e stati di tensione interiore.
Il pensare, il pensare a quattro mani, diventa un modo per far sì che le emozioni che scalpitano dentro possano essere vissute in una forma tollerabile, anche piacevole, nonostante ad esse possa associarsi qualche amara consapevolezza. Si persegue, in ultima analisi, uno star bene con stessi. Con il come si è, con la propria storia.

A volte sono pensieri difficili da fare, da soli. È osare laddove volano gli angeli, spingendo lo sguardo oltre ordinari orizzonti, per un possibile viaggio di scoperta. Ma ciò può essere eccitante quanto preoccupante, ed è un cammino che si può fare più agevolmente in compagnia.

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